Referendum 29 marzo 2020: voto domiciliare, voto assistito, AVD (annotazione voto permanente)

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A) Voto domiciliare
(art.1 D.L. 1/2006 convertito dalla L. 22/2006 e modificato dalla L.46/2009)

Gli elettori affetti da gravissime infermità tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l’ausilio del trasporto pubblico per disabili organizzato dal Comune, e gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali, tali da impedirne l’allontanamento dall'abitazione in cui dimorano, sono ammessi al voto domiciliare presso la propria abitazione o in un'altra abitazione ove eventualmente dimorino per motivi di assistenza, purché nell'ambito del territorio.

L'elettore interessato deve presentare, nel periodo compreso fra martedì 18 febbraio e lunedì 9 marzo 2020e comunque, anche successivamente, compatibilmente con le esigenze organizzative del Comune, apposita domanda di ammissione al voto domiciliare all'Ufficio Elettorale del Comune nelle cui liste elettorali è iscritto.
La domanda è una dichiarazione in carta libera in cui l’elettore esprime la volontà di votare presso l'abitazione in cui dimora e comunica l'indirizzo completo e, possibilmente, anche un recapito telefonico.

Alla domanda devono essere allegati:
a) copia della tessera elettorale
b) un certificato sanitario rilasciato in data non anteriore al 13 febbraio 2020 da un funzionario medico designato dagli organi dell'A.S.L. dal quale risulti l'esistenza di un’infermità fisica tale da impedire all'elettore di recarsi al seggio. Il medesimo certificato può attestare anche l’eventualità di un accompagnatore per l’esercizio del voto, nel caso in cui sulla tessera elettorale non vi sia l’annotazione del diritto al voto assistito (simbolo AVD).
Non è obbligatorio il possesso di certificati di handicap ai sensi dell'art. 3 L. 104/1992 o di invalidità, ma è sufficiente la certificazione del Servizio Sanitario Nazionale che attesti quanto sopra.
Sarà cura dell’Ufficio Elettorale trasmettere le domande all'Azienda USL Toscana Sud Est Servizio Medicina Legale che contatterà gli interessati.

Manifesto


B) Voto assistito
(legge 05 febbraio 2003 n.17)

Gli elettori fisicamente impediti ad esprimere autonomamente il voto, possono esercitare il diritto di voto con l’assistenza di un elettore della propria famiglia o di altro elettore liberamente scelto.
Sono da considerarsi fisicamente impediti i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità tale da impedire di esprimere il voto senza l’aiuto di un accompagnatore.
Nel caso in cui l’elettore sia affetto da menomazione fisica evidente, l’esercizio del voto assistito può essere consentito, in assenza di certificazione, dal Presidente del Seggio che valuterà, di volta in volta, l’effettivo impedimento fisico al voto.
Quando l’impedimento non sia evidente, esso potrà essere dimostrato con un certificato rilasciato, gratuitamente ed in esenzione da qualsiasi diritto, dal funzionario medico designato dalla competente Azienda USL Toscana Sud Est (Servizio Medicina Legale, Via Curtatone 56, tel. 0575 255991 - 0575 254991 – 0575 254996) che attesti l’impedimento all'esercizio autonomo del voto, da presentare al Presidente del seggio elettorale. 
Coloro che siano in possesso di libretto nominativo rilasciato dal Ministero dell’Interno in favore di ciechi civili per cecità assoluta ovvero siano titolari di tessera elettorale su cui è già stato apposto il simbolo "AVD" per l’annotazione permanente del diritto al voto assistito, non necessitano di alcuna certificazione medica.

Manifesto

C) AVD Annotazione Permanente del diritto di voto assistito

 Nel caso in cui l’elettore fisicamente impedito sia affetto da grave infermità permanente, può presentare all'Ufficio Elettorale del Comune di iscrizione elettorale la domanda per l’apposizione, sulla tessera elettorale, dell’annotazione permanente del diritto al voto assistito (apposito simbolo "AVD").

Alla domanda deve essere allegata la documentazione sanitaria attestante l’impossibilità ad esercitare autonomamente il diritto di voto. Tale attestazione verrà riportata anche sulle successive tessere elettorali al fine di evitare all'elettore di rinnovare, di volta in volta, la certificazione sanitaria in occasione di ogni consultazione elettorale.
Per la suddetta certificazione gli elettori possono rivolgersi all'Azienda USL Toscana Sud Est, Servizio Medicina Legale, via Curtatone 56, Tel. 0575 255991 - 0575 254991 – 0575 254996.

Manifesto

Per ogni ulteriore informazione e ogni aiuto per fruire di tali opportunità contattare l’Ufficio Elettorale del Comune di Arezzo ai seguenti numeri telefonici: 0575 377239-774-229 o alla mail: elettorale@comune.arezzo.it

Aliquote IMU 2015

Ufficio tributi

Gestisce i tributi comunali e l’assistenza ai contribuenti.

Regolamento della Tassa sui Rifiuti (TARI)

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Competenza: Consiglio Comunale

Delibera di approvazione

Estremi: Delibera Consiglio Comunale n. 120
Data delibera: 17/12/2020
 



Allegati

regolamento_tari_2023_1.odt

Disciplinare del Garante per la disabilità

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Dati generali


Competenza: Giunta Comunale

 

Estremi: Delibera Giunta Comunale n. 39 del 10.02.2020
 

Passerini Giuseppe Lando

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Cenni biografici

Erudito (Cortona 1862 - Firenze 1932), bibliotecario nella Laurenziana di Firenze. Fondò il Giornale dantesco (1894) e diede numerosi contributi allo studio di Dante (La vita di Dante, 1929); pubblicò inoltre Il vocabolario pascoliano (1915), Il vocabolario carducciano (1916), Il vocabolario dannunziano (1928). Ex ispettore della Soprintendenza bibliografica per le Marche e l’Umbria e, nel 1928-1929, commissario dell’Accademia Petrarca di Arezzo, a cui lasciò la sua biblioteca dantesca.

Cittadinanza onoraria

Il conferimento è avvenuto in virtù della delibera del Commissario Straordinario Giulio Nencetti del 19 settembre 1926.

Paolucci Antonio

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Cenni biografici

Nato a Rimini nel 1939, si è laureato in Storia dell'Arte e si è avviato a 29 anni nella carriera direttiva dei Beni Culturali. Inizia la sua carriera al Ministero della Pubblica Paolucci AntonioIstruzione, (cui fino al 1975 spettavano le competenze in seguito devolute al Ministero dei Beni Culturali) sin dal 1969, avvicinandosi al mondo delle soprintendenze. Rivestirà poi dal 1980 il ruolo di Soprintendente, prima a Venezia, poi a Verona, Mantova e infine a Firenze, dove è stato Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, per poi passare alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici (diventata poi Soprintendenza speciale per il Polo Museale Fiorentino) ed essere nominato anche Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana sino al collocamento a riposo per raggiunti limiti d'età, avvenuto nel 2006. Per i meriti conseguiti nell'ambito della sua attività culturale, gli sono stati conferiti incarichi di insegnamento presso l'Università di Firenze, Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell'Arte e l'Università di Siena, sede di Arezzo.

Nel 2007 è stato incaricato dal Ministro Francesco Rutelli di far parte dei quattro membri esperti che affiancano Salvatore Settis nel coordinare i lavori del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici.

Dal gennaio 1995 al maggio 1996 ha ricoperto la carica di Ministro per i Beni Culturali durante il governo di Lamberto Dini. Dopo il terremoto che ha colpito l'Umbria e le Marche nel 1997 è stato nominato Commissario Straordinario del Governo per il restauro della Basilica di San Francesco ad Assisi.

A novembre 2007 è stato nominato dal Papa, nuovo Direttore dei Musei Vaticani, in sostituzione dell'archeologo Francesco Buranelli, il cui incarico era scaduto nel maggio 2007.

Ha curato varie mostre e sezioni di mostre. Fra le altre si sottolineano: La mostra di Santo Stefano al Ponte, organizzata nel 1980 e dedicata all'Arte Sacra a Firenze nel XVI secolo, nell'ambito della mostre medicee; Masaccio e il suo tempo, Palazzo Vecchio, Firenze 1990; Maestri e botteghe, Palazzo Strozzi, Firenze 1992; Magnificenza alla corte dei Medici, Palazzo Pitti, Firenze 1997/98, Il Rinascimento in Italia, La civiltà delle Corti, Tokyo e Roma, 2001, Silvestro Lega e il Quattrocento, Forlì 2007, Piero della Francesca, Arezzo 2007.
È insignito delle seguenti onorificenze: Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana, Legione d'Onore della Repubblica francese, Medaglia d'oro dei benemeriti della Cultura, Accademico dei Lincei, XXXV Premio Guidarello per il Giornalismo d'Autore. Vince nel 2008 il Premio Grinzane Ermitage.

Il Prof. Antonio Paolucci è autore di numerosi saggi scientifici su cataloghi e riviste specializzate oltre che di libri sulla pittura italiana del Quattrocento e del Cinquecento tra cui una monografia su Piero della Francesca (1989), che si può considerare ormai un classico della storia dell'arte e che ha contribuito a divulgare la conoscenza del pittore aretino nel mondo.

Nel febbraio 2008 è stato nominato presidente del Comitato per il Quarantennale della Fiera Antiquaria di Arezzo.

Cittadinanza onoraria

Il conferimento della cittadinanza onoraria è avvenuto il in virtù della delibera di Consiglio Comunale n. 201 del 10 dicembre 2009.

Pacini Giovanni

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Cenni biografici

Giovanni Pacini nasce a Catania (17 febbraio 1796) durante uno dei tanti trasferimenti del padre, il toscano Luigi Pacini, che per la sua professione di cantante d'oPacini Giovannipera è costretto a spostarsi da una città all'altra.

All'età di circa dodici anni inizia a studiare canto e contrappunto a Bologna e un anno dopo composizione a Venezia.
Prima di aver compiuto i diciotto anni comincia a comporre, con un certo successo alcune piccole opere buffe ma raggiunge il successo vero e proprio soltanto nel 1817 con la rappresentazione, al Teatro Re di Milano, dell'opera Adelaide e Comingio. Appena ventunenne comincia la sua lunghissima carriera nel mondo del melodramma. Nel corso di un cinquantennio comporrà quasi novanta opere superando ogni altro musicista.
Nel 1820, a Roma, collaborò con Rossini all'opera Matilde di Shabran. L'anno successivo (1821) presentò la sua opera Cesare in Egitto, che ebbe grande successo a Roma. 
Le sue due opere Alessandro nelle Indie e L’ultimo giorno di Pompei trionfarono al Teatro San Carlo nel 1824 e 1825 tanto che il successo gli consentì di occupare per diversi anni il posto di direttore del San Carlo. Le successive opere Niobe (1826), Gli Arabi nelle Gallie (1827), e I fidanzati (1829), ottennero anch'esse un enorme successo. 
Nel 1837 fu nominato Maestro di cappella a Lucca. Dopo una pausa di circa sei anni, riprese a comporre, ottenendo grande successo con le opere Saffo (che, rappresentata al San Carlo di Napoli, fu la sua opera più fortunata), Medea di Corinto, Bondelmonte ed altre ancora. Continuò comunque l'insegnamento a Viareggio nel Liceo musicale da lui fondato.
Nel 1857 si trasferì a Pescia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.

Cittadinanza onoraria

Il conferimento della cittadinanza onoraria è avvenuto il in virtù della delibera di Consiglio Comunale del 19 dicembre 1866.

Mussolini Benito

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Cenni biografici

Benito Amilcare Andrea Mussolini (Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un politico, giornalista e dittatore italiano.

Fondatore del fascismo, fu Presidente del Consiglio del Regno d'Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Nel gennaio 1925 assunse de facto poteri dittatoriali e dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato. Divenne Primo Maresciallo dell'Impero il 30 marzo 1938 e fu capo della Mussolini BenitoRepubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.

Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, e direttore del quotidiano socialista Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista negli anni della guerra di Libia e in quelli precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell'intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del partito, si dimise dalla direzione dell'Avanti! e fondò Il Popolo d'Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal PSI. Nell'immediato dopoguerra fondò i Fasci Italiani di Combattimento (1919), poi divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista, autoritario e radicale.

Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, puntò alla presa del potere; forzando la mano delle istituzioni, con l'aiuto di atti di squadrismo e d'intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l'incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio 1925 la dittatura. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.

Nel 1935, Mussolini decise di occupare l'Etiopia, provocando l'isolamento internazionale dell'Italia. Appoggiò i franchisti nella Guerra civile spagnola e si avvicinò alla Germania Nazista di Adolf Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con il Patto d'Acciaio nel 1939. È in questo periodo che furono approvate in Italia le leggi razziali.

Nel 1940, confidando in una veloce vittoria delle Potenze dell'Asse, entrò nella seconda guerra mondiale al fianco della Germania. In seguito alle disfatte subite dalle Forze Armate italiane e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943), fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell'Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. In seguito alla completa disfatta delle forze italotedesche nell'Italia settentrionale, abbandonò Milano la sera del 25 aprile 1945 dopo aver invano cercato di trattare la resa. Il tentativo di fuga si concluse il 27 aprile con la cattura da parte dei partigiani a Dongo, sul Lago di Como. Fu fucilato il giorno seguente insieme alla sua amante Claretta Petacci.

Cittadinanza onoraria

Il conferimento della cittadinanza onoraria è avvenuto in virtù della delibera di Consiglio Comunale del 24 maggio 1924, su proposta della Giunta Municipale.

La cittadinanza onoraria fu revocata con la Deliberazione di Giunta Municipale n. 210 del 22 marzo 1945.

Mignone Emanuele

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Cenni biografici

Emanuele Mignone - (Cavatore, 1º aprile 1864 - Arezzo, 23 dicembre 1961) è stato un vescovo cattolico italiano. Nacque a Cavatore dal padre Guido, sindaco del paeseMignone Emanuele, e dalla di lui prima moglie Adelaide Galliano, che lo lasciò orfano ad un solo anno di età.

Entrato giovinetto nel Seminario Diocesano, fu ordinato sacerdote il 14 luglio 1887. Dopo alcuni anni fu nominato parroco di Ovada, ove lasciò un ricordo vivissimo, tanto che i parrocchiani continuarono, anche da lontano, a consultarlo sui più svariati problemi. Il 21 aprile 1909 papa Pio X lo promosse vescovo di Volterra, ricevendo la consacrazione episcopale il 21 giugno successivo. Il 18 dicembre 1919 papa Benedetto XV lo trasferì ad Arezzo, di cui resse la Diocesi per 42 anni. L'ingresso solenne in diocesi avvenne il 24 aprile 1920.

Il periodo storico in cui si trovò ad esercitare il suo ministero fu tra i più travagliati: il duro primo dopoguerra, l'avvento del fascismo, la seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la rivoluzione economica dopo il 1950.
Fece fronte ad ogni circostanza con fermezza e intelligenza. Durante la guerra fu l'unica autorità che rimase sempre in città. Giorgio Spini, che fu fra i primi ad entrare ad Arezzo insieme ai soldati anglo-americani, lo incontrò nella piazza del Duomo e riportò in un suo scritto di essere rimasto colpito dal suo coraggio.

Dopo la guerra, con l'aumentare dell'età, venne meno la sua salute, ma continuò a guidare la diocesi perfino dal letto dell'ospedale.

Cittadinanza onoraria

Il conferimento della cittadinanza onoraria è avvenuto il in virtù della delibera di Giunta Municipale n. 302 del 6 marzo 1946, su proposta del sindaco Antonio Curina.

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